Quattro chiacchiere con Paolo Carri, Italscania: sostenibilitĆ  in movimento

Studenti, lavoratori ricercatori ma anche persone trasferite altrove che non hanno potuto far ritorno nei luoghi della propria infanzia. Svolge gli studi di Ingegneria elettrica al Politecnico di Milano. Ma sono tornato qui a casa da poco, da quando hanno riaperto gli aeroporti.

Doveva essere un momento di festa e inveceā€¦. Hai sottovalutato questo virus? Sottovalutato non direi. Per cui eravamo sempre in allerta, davvero. Quelli come me tendono a farli cadere i ponti una volta che li attraversano. Nessun posto in cui ri-tornare. Basta seguirmi. Questi mesi davvero hanno tirato fuori il marciume del mondo e ci sarebbe tanto di cui parlare. Ma non voglio focalizzarmi su quello adesso.

Siamo tutti sotto lo stesso cielo, in fondo. La mia gente. I volti e i sorrisi, le carezze e gli abbracci di coloro che amo e di coloro che mi amano. Ovunque tu sia. Purtroppo, si. Innanzitutto, voglio ringraziare voi per lo spazio e il tempo dedicatomi. La vera voce di questo paese viene da noi.

Per cui grazie. Grazie davvero. Infine, vorrei condividere un piccolo pensiero con le persone che leggeranno. So che questi giorni sono stati difficili. Ma come la vita ci insegna, le sfide che ci rendono grandi non lo sono mai. E sapete cosa? Loro sempre ci guardano. Se facciamo male ci imitano, ma se facciamo bene, anche. Disposta la chiusura del plesso.

Ultime News. Francesco Testa - 11 Ottobre Sara Gubitosa - 9 Ottobre Le sue storie possono essere molto crude, e spesso hanno per protagonisti personaggi negativi o moralmente ambigui, profondamente umani.

Dopo un breve periodo di assestamento, abbiamo trovato il modo di convivere bene, organizzando gli spazi comune, dandoci degli orari. Per quanto riguarda le abitudini, da principio ho cercato di continuare a lavorare esattamente come prima. Da scatole che non sapevamo neppure di avere sono emersi foto, documenti, oggetti, che avevamo completamente dimenticato: il certificato con il quale il Comune di Gorgonzola ci comunica che ha piantato un albero con il nome del nostro primo figlio, il certificato di nascita del secondo, vecchie foto sbiadite dei miei nonni o di mia madre giovane a cena con i miei zii, e pure una foto di me a ventidue anni.

Le frequenti, le eviti, sono un ricordo del passato? Sii onesto! Per una serie di vicissitudini, ho dovuto restituirlo prima di averlo finito. Lo ritengo un capolavoro. Si intitola Gli anelli di Saturno di W. Nessuno di questi tre libri parla del nostro tempo, e la letteratura ha il potere di fare anche questo ā€” portarci altrove. Ho covato sei progetti in parallelo, sei uova di romanzo, aspettando di capire quale si sarebbe schiuso per primo; dopo quasi un anno di tentennamenti, ha vinto la finta autobiografia di un dittatore in esilio.

Sono partito velocissimo, sentendomi subito sulla strada giusta. Stai commentando usando il tuo account WordPress. Stai commentando usando il tuo account Google. Stai commentando usando il tuo account Twitter. Stai commentando usando il tuo account Facebook. Notificami nuovi commenti via e-mail.

Mandami una notifica per nuovi articoli via e-mail. Come stai passando questi giorni? Le tue abitudini sono cambiate? Ci consigli tre letture?Per esempio? Ho saputo che anche alcune grandi imprese hanno chiesto di certificare ELA i propri manager. Fossi un manager della logistica mi sentirei messo sotto esameā€¦ Un approccio totalmente sbagliato. Lei ha ormai acquisito una rilevante esperienza internazionale. Se si parla di calcio, cucina, storia patria, usi e costumi si percepiscono differenze enormi.

Quali aspettative? Occorre fare una distinzione tra cliente business e cliente consumer. Grazie ad Internet, i social, i siti aziendali, sa tutto o quasi del prodotto che desidera acquistare. Una consapevolezza inimmaginabile sino a pochi anni fa. E allora?

Quattro chiacchiere con Paolo Zardi

Le sue aspettative sono massime: sa quello che vuole e lo vuole subito. Sa quanto costa, ha scaricato la scheda tecnica sul tablet o lo smartphone, addirittura, come capita per le automobili, ha configurato il prodotto in funzione dei suoi gusti.

Le aspettative sono pazzesche. Qualcuno la definirebbe la logistica del capriccio. Ricevi gratis le ultime news direttamente sulla tua e-mail. Inserisci i tuoi dati.Costituisce oltretutto una elementare e dovuta forma di cortesia.

Quattro chiacchiere con Paolo Gulisano

Il suo contributo in tanti anni ha regalato a tutti gli associati dell' Aikikai d'Italia numerosi articoli di cultura giapponese, e brandelli di ricordi della nascita della associazione e dell'impegno di quei tenaci pionieri, "maestri ed allievi" che le diedero vita. Un Aikidoista amabile e meritevole a cui tutti riconosciamo stima e gratitudine.

Tempo fa gli ho chiesto di rilasciarmi una breve intervista ed egli cortesemente dopo mia insistenza ha acconsentito. Per chi non avesse inquadrato il personaggio provate a ricordare il viso di quel yudansha che ad ogni stage dei maestri [adesso va corretto in ogni tanto ] gira educatamente ai margini del tatami con in mano una enorme macchina fotografica, "ma sempre e solo per richiesta esplicita degli stessi maestri".

Il grado attuale ha poco senso per comprendere il percorso di un praticante; una brevissima scheda: ho iniziato aikido il 26 ottobre del E non fate quella faccia: lo sanno tutti che ho una memoria micidiale e bisogna farci attenzione [e poi basta controllare la data nel mio libretto blu ]. Ma ne riparleremo. Nel ho conseguito lo shodan con il maestro Fujimoto, seguirono nell'82 il nidan con il maestro Hosokawa e nell'86 il sandan ancora con lui.

E' arrivata poi una lunga parentesi di impegni professionali e familiari che mi hanno impedito di proseguire nel cammino. Ma il richiamo della giungla era troppo forte: ricominciai. Nel 98 ricevetti lo yodan dal maestro Seichi Sugano, nel luglio il godan dal maestro Hiroshi Tada. Quando hai sentito per la prima volta parlare di arti marziali? Negli anni sessanta si parlava molto di arti marziali, ma la "scelta" era limitata al judo ed al karate.

Finalmente, incaricato di presidiare una volta a settimana il Ueshiba Morihei Dojoil primo dojo [esclusivamente] di aikido aperto in Italia, feci la conoscenza non solo con l'aikido ma con una persona che lo incarnava e lo rendeva allo stesso tempo tangibile ed irraggiungibile: il maestro Hiroshi Tada, da poco arrivato in Italia.

Ne rimasi folgorato: sto ancora togliendomi le ceneri di dosso Me ne parlarono, a lungo. Finalmente, non ricordo nemmeno in quale occasione, mi portarono a via Ascianghi, ai margini del vecchio quartiere romano di Trastevere. Il cinema che si trova al piano terra venne acquistato dal regista Nanni Moretti per farne un cineclub, la palestra si trovava invece al sotterraneo, con l'ingresso da un cancelletto che si trovava dal lato dell'arena all'aperto.

Qualche anno dopo ci avrei anche insegnato, sia pure occasionalmente. Ora non so che uso ne venga fatto.

All'epoca veniva utilizzato come club di judo dei Monopoli, e aveva ospitato i primi corsi regolari di aikido in Italia, su iniziativa di Danilo Chierchini che era dirigente e praticante di judo. Adesso per far spostare un insegnante di medio livello di un centinaio di km, e per un paio di giorni, oltre che un gruzzolo non molto inferiore [qui il tempo impone una correzione: non poco superiore] ci vogliono come minimo un paio di sedute dell'Onu.

Quattro sfaccendati in pigiama che tentavano pigramente di fare cose incomprensibili e apparentemente illogiche, su una materassina rotonda da lotta grecoromana polverosa e bitorzoluta.

Che impressione ti fece il maestro Tada al primo incontro? Bisogna premettere che ben prima di incontrarlo mi era stato ampiamente descritto come una specie di marziano.

Ci ricamai ancora sopra di mio, e quando lo vidi per la prima volta non mi sarei meravigliato se fosse stato alto 3 metri e con un paio di code. La prima impressione diretta fu di gran lunga superiore ad ogni mia aspettativa, ma non per alcuna caratteristica fisica o comunque materiale. Mi venne sconsigliata la pratica dell'aikido: avrebbe significato secondo i miei consiliori rinunciare ad un percorso di ricerca "nostro" nella impossibile pretesa di percorrerne uno troppo lontano dalle nostre tradizioni.

Decisi quindi di iniziare finalmente, con 10 anni di ritardo, la pratica dell'aikido. Avrebbe dovuto essere uno studio complementare, che mi permettesse di orientarmi meglio in quelli che erano i miei interessi primari. Ma questi svanirono: l'aikido rimane ancora. Questa volta era per iniziare la pratica. Nella minuscola segreteria del dojo era presente il maestro, intento a discutere con alcuni praticanti dei quali ricordo solamente Claudio Pipitone [e forse Guido Garbolino: entrambi di Torino]; Ero troppo agitato per fare molta attenzione, l'attesa decennale aveva fatto crescere le mie aspettative e mi intimidiva, nonostante il maestro mi avesse riconosciuto e mi avesse rivolto un sorriso.

Lungo la strada per gli spogliatoi ebbi modo di attraversare diverse crisi di coscienza, e tentai ripetutamente di tornare indietro, impedito da Raffaele Staffa, all'epoca segretario del dojo.

Si era immediatamente reso conto della situazione, e mi spinse a forza mentre io puntavo i piedi, obbligandomi ad entrare negli spogliatoi e ad infilarmi il keikogi.

Venni raggiunto da un giapponesino sorridente con una folta zazzera che mi chiese in un italiano apparentemente inappuntabile se era il primo giorno.Se non sbaglio andai per fare delle prove nei pressi delle speciali di oggi. Ricordo uno sterrato veloce e con diversi tornanti a salire. Ci saranno i soliti piloti delle gare precedenti.

Noi cerchiamo di andare bene e di fare sempre meglio. Ha un buon margine di punti di vantaggio su tutti e la questione Campionato sembra abbastanza indirizzata. Le gare su terra in Italia poi sono tutte molto belle. Tutto questo rende il contesto particolare e molto interessante, sia per chi corre che per gli appassionati. Che sono molti. Mi ha fatto piacere avere anche un anno sperimentale e staccarmi un periodo dal CIR per studiare altre cose. Mi piace sempre condividere i programmi insieme a Peugeot e Pirelli.

Con loro abbiamo dei piani ancora da definire e alcuni progetti da portare avanti. Stiamo portando avanti anche dei test, ma non abbiamo ancora abbozzato nulla in prospettiva. Guardando avanti comunque posso dire che mi piacerebbe continuare a correre, ma non voglio farlo a tutti i costi. Informazione indipendente sui eventi e sui protagonisti della storia dei rally: piloti, copiloti, squadre, team manager, auto, aneddoti, racconti, libri di tutte le latitudini.

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Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy. Ultimo aggiornamento del Agosto 14th, Ha un buon margine di punti di vantaggio su tutti e la questione titolo sembra ben indirizzata verso di lui.Paolo Magnochitarrista e didatta barese, ordisce il suo secondo lavoro da leader, dedicandolo al Maestro Armando Trovajoli.

Come mai hai scelto proprio il Maestro Armando Trovajoli? Sono un grande appassionato di cinema. Mi commuovo e sorrido insieme agli interpreti di un film. Inoltre credo che la musica sia fondamentale per suscitare le emozioni. Non posso dire altro, lascio scoprire il resto agli ascoltatori. Oppure "La matriarca", del e di Pasquale Festa Campanile.

Entrambi non sono tra i film, meglio: tra le colonne sonore, che hanno dato maggiore lustro a Trovajoli, in termini di premi. Prima le ascoltiamo, che ne pensi? Il mio rapporto con il cinema? Quotidiano direi, riesco sempre a trovare un momento della giornata in cui vedere o rivedere le scene di film che preferisco e poi. In alcuni film, se posso enfatizzare, sembra quasi che siano le scene a colorare il brano musicale di sottofondo. Hai notato quanto sia cambiato l'approccio musicale delle colonne sonore dagli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta rispetto ad oggi?

L'approccio musicale cambia a seconda delle esigenze del regista, credo sia anche una questione di mode e poi, con l'avvento dell' "elettronica", molte cose sono cambiate anche nella musica in generale. Trovajoli ha composto, tra le altre, oltre colonne sonore e una miriade di brani. Quali criteri hai seguito per selezionare e scegliere i brani del tuo album? Paolo, per gli arrangiamenti ti sei fatto affiancare da Pippo Lombardo.

Quali criteri avete seguito nell'effettuare gli arrangiamenti? Abbiamo cercato di non stravolgere le melodie e le armonie dei brani, dando comunque largo spazio alle nostre fantasie musicali, cercando di renderli anche funzionali alle improvvisazioni dei vari strumenti. Ritieni che, in qualche brano, abbiate snaturato il progetto principale di Trovajoli?

Per esempio orientandone il ritmo verso la bossa? Sicuramente, da appassionati di jazz e bossanova, ci siamo quasi naturalmente orientati su questi ritmi, tipici anche della musica "lounge". Paolo, molti si chiedono che significato ha fare un disco in un momento di crisi generale e, in particolare, del mercato discografico: tu cosa rispondi? Hai voluto tanti ospiti, tanti amici presenti in questo lavoro: ne avresti aggiunti altri?

Chi, in particolare? Il mio desiderio era poter realizzare un disco con gli amici musicisti che "mi sopportano" ogni giorno, con cui condivido il lavoro e in alcuni casi la vita quotidiana.

Ne avrei aggiunti altri?Per molti anni ti sei occupato nell'ambito dell'Aikikai di cosa esattamente.

4 chiacchiere con Luis

Per chi non lo sapesse: si chiama "coccodrillo" il pezzo di repertorio che sta nei cassetti di tutte le redazioni. Inevitabilmente cominceranno con un "scompare con lui" e continueranno con una interminabile serie di cariche e incarichi che faranno concludere al lettore "Ma che gran rompiscatole che ci siamo levati di torno!

La cosa tutto sommato faceva comodo: quando mi trovavo al Dojo Centrale mi toccava di tutto, dalla riparazione delle tegole alla esoterica procedura di accensione dei freddabagni lo so che si chiamerebbero scaldabagni, ma al Dojo Centrale chi ha mai fatto la doccia calda?

Le rare volte che non c'ero era ancora meglio, si sapeva subito a chi dare la colpa per quello che non funzionava. Inevitabile che nel febbraio del l'allora segretario nazionale, Stefano Serpieri, cominciasse a concupirmi.

Divenni quindi il suo assistente in segreteria, e presi poi il suo posto all'inizio degli anni Gli adescamenti di Stefano, una persona la cui dedizione al lavoro era assoluta e proverbiale, si prolungarono anche alla rivista Aikido, che fondata nel da Giovanni Granone altra persona di cui ho ricordi indimenticabili aveva trovato in lui un degno successore.

Ma mi sembrava veramente troppo per me, e feci orecchie da mercante. Dal risiedo stabilmente a Bruxelles. Non la buttiamo tanto sul patetico, lavorare per quello in cui credi non pesa, non deve pesare: ti arricchisce. Dimenticavo di dire che molti mi conoscono anche come "il fotografo dell'Aikikai". Nel corso del ho deciso che queste mie esperienze, che ho vissuto con grande piacere e che mi hanno lasciato ricordi incancellabili, dovevano terminare.

Gli promisi che appena fosse stato possibile o necessario avrei lasciato tutto per ritornare solamente a sudare sul tatami. Quando gli dissi che il momento era arrivato, mi ha sorriso. Non ci siamo detti null'altro. E' difficile dire quando nasce l'attrazione verso una cultura, verso una forma di arte, verso una persona; probabilmente si tratta di un bisogno innato, una esigenza che porti dentro di te ancora prima di avvertirla, e che attende solo l'occasione giusta, l'incontro giusto, per venire alla luce.

Credo di avere avuto un approccio molto precoce con la cultura giapponese; negli anni 50 infatti andavano molto di moda i film giapponesi, e non passava mai molto tempo tra una proiezione e l'altra, in televisione, di un film di qualche grande maestro.

A cosa serve questo sul piano pratico? Quali sono stati gli eventi da te organizzati nell'ambito Aikikai di cui vai particolarmente fiero. Non ricordo di essere mai stato fiero di qualcosa in vita mia. Alcune cose mi sono riuscite, e l'ho considerato normale e doveroso. Altre di meno, ho cercato allora di capirne le ragioni e di crescere per essere all'altezza in futuro. Il mio lavoro nell'Aikikai d'Italia non fa eccezione. Sono comunque sereno nell'analizzare quanto fatto, riconosco di avere lavorato con scienza e coscienza.

Molti anni fa, quando fui chiamato improvvisamente ad assumere l'incarico di Segretario Nazionale dell'Aikikai, prendendo il posto di Stefano Serpieri, ebbi un attimo di panico: non mi sentivo all'altezza. Ho sempre per mia fortuna trovato la forza di "tornare a casa", come quegli animali abbandonati o smarriti che si ripresentano alla porta di casa dopo mesi od anni, smagriti, feriti, alienati. Ma di nuovo a casa. Ed anche, forse soprattutto, la considerazione che ovunque mi abbiano portato i casi della vita sono stato alla resa dei conti considerato con rispetto, anche da chi si era trovato a combattermi.

Ecco, se proprio dovessi trovare un qualcosa di cui essere fiero, forse potrebbe essere questo: la consapevolezza di essere considerato da miei maestri un discepolo che sta seguendo la via, ovunque si trovi e qualunque cosa stia facendo. Cominciamo dalla parte negativa. Quando io ho iniziato la pratica, l'aikido era un'arte che richiedeva molto impegno e non consentiva di raccogliere molto: erano i cosidetti "tempi eroici", piccole conquiste che ora sono alla portata di tutti erano allora una chimera per molti.

E, da parte di alcuni insegnanti, osservo un esagerato afflusso di informazioni non verificate verso gli allievi, forse per un bisogno inconscio di dimostrare la propria maestria ci si allarga a parlare ex cathedra di argomenti di cui palesemente si conosce poco. La parte positiva: il volto soddisfatto di tante persone al termine della lezione, le confessioni di tanti praticanti che un po' timidamente, quasi come se se ne vergognassero, confessano di sentirsi persone migliori da quando hanno iniziato a praticare.